Nel corso di una recente intervista televisiva è stato approfondito il Metodo Bloom applicato alle neuroscienze.
Durante l’incontro è stato illustrato come questo approccio analizzi il legame tra cervello, linguaggio ed emozioni,
evidenziando che le parole non sono mai neutre: attivano specifiche reti neurali, influiscono sul rilascio di neurotrasmettitori e condizionano stati d’animo e comportamenti.
Nel dialogo con la conduttrice è stata sottolineata l’importanza delle parole nella vita quotidiana e professionale.
Il linguaggio scelto può “far fiorire” , significato richiamato dal termine Bloom, generando empatia, motivazione e cambiamento, oppure creare blocchi, stress e incomprensioni.
L’intervista ha offerto esempi concreti di come un uso consapevole delle parole migliori relazioni, leadership e processi di apprendimento, poiché il cervello reagisce prima al come viene detto qualcosa e solo dopo al cosa.
INGRESSO LIBERO – Il giornalista Vito Rizzo intervisterà la dott.ssa Sandra Solco, autrice del libro.
📚✨ PRESENTAZIONE DEL LIBRO “BLOOM” ✨📚
Ti è mai capitato di sentirti incompreso da tuo figlio? Vorresti comunicare con lui in modo più efficace, creando un rapporto basato su fiducia, ascolto e collaborazione?
🌸 Scopri BLOOM, il metodo neuroscientifico ideato dalla dott.ssa Sandra Solco, pensato per aiutare genitori ed educatori a costruire una comunicazione autentica e profonda con i ragazzi.
🎤 Durante la serata, il giornalista Vito Rizzo intervisterà l’autrice, approfondendo i principi del metodo e offrendo spunti pratici da applicare nella vita quotidiana.
Che tu stia affrontando una sfida professionale, un amore tossico o l’educazione di un figlio, la soluzione non è fuori, ma nella solidità del tuo perimetro interiore.
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L’Architettura della Libertà: Il Viaggio BLOOM
Il filo rosso che unisce ogni aspetto della nostra esistenza è la percezione.
Se la tua percezione è avvolta nella nebbia, non sei tu a guidare la tua vita, ma le tue reazioni biochimiche.
Che tu stia affrontando una sfida professionale, un amore tossico o l’educazione di un figlio, la soluzione non è fuori, ma nella solidità del tuo perimetrointeriore.
Il metodo Bloom è la pratica della presenza fertile. In ogni relazione, ciò che non si vede è più importante di ciò che si vede.
Nelle dinamiche sociali, spesso usiamo la comunicazione come un’arma o uno scudo. Bloom trasforma la parola in nutrimento.
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Il metodo Bloom è la pratica della presenza fertile.
In ogni contesto relazionale, che sia con un figlio, un partner o un collega, Bloom è il metodo per trasformare la reattività in relazione e il controllo in coltivazione. È un approccio che smette di guardare all’altro come a un problema da risolvere o a un oggetto da cambiare, e inizia a considerarlo come un essere vivente che risponde alla qualità dell’ambiente che creiamo intorno a lui.
Ecco come possiamo definirlo per portarlo in ogni dinamica della nostra vita: Bloom è il metodo per nutrire l’invisibile. In ogni relazione, ciò che non si vede è più importante di ciò che si vede.
Bloom ci insegna a non fermarci al comportamento (il fiore appassito o la spina che punge), ma a scendere nel terreno delle emozioni e dei bisogni. È il metodo per accorgersi di quando il terreno dell’altro è secco e ha bisogno di ascolto, o quando è troppo compatto e ha bisogno di spazio e fiducia. Bloom è il metodo per decodificare il linguaggio dei bisogni.
Nelle dinamiche sociali, spesso usiamo la comunicazione come un’arma o uno scudo. Bloom trasforma la parola in nutrimento.
Ci insegna a sostituire il giudizio, che chiude i canali del sistema nervoso, con la curiosità, che li apre. È il metodo per passare dal “perché sei così?” al “di cosa hai bisogno per fiorire?“. Bloom è il metodo per creare sicurezza psicologica.
Le neuroscienze ci dicono che nessuna crescita è possibile senza sicurezza. Bloom è lo strumento per costruire quel “terreno sicuro” dove l’altro può permettersi di essere autentico, divergente e persino vulnerabile senza temere di essere calpestato.
Quando applichi Bloom, diventi tu stesso il microclima ideale che permette a chi ti sta vicino di dare il meglio di sé. In sintesi, Bloom non è una tecnica di manipolazione per ottenere risultati, ma una filosofia della cura.
È il metodo per ricordare che ogni relazione è un giardino: se vuoi che il fiore sbocci, non devi forzare i petali, ma amare le radici.
Il percorso a gradini del metodo Bloom è un’architettura della consapevolezza che rispetta i tempi biologici ed emotivi del cambiamento.
Non si tratta di una scala da scalare con la forza, ma di una progressione di fioritura che parte dalla profondità per arrivare alla luce.
Questo modello funziona in ogni ambito perché ogni crisi, ‘sia essa un conflitto con un figlio o il confronto con la propria mortalità ‘, segue la stessa dinamica:
lo smarrimento della base emotiva e la necessità di ricostruire un senso.
Molti genitori vivono la comunicazione come una sfida ai decibel. Le neuroscienze, tuttavia, ci dicono il contrario: quando urliamo, il cervello di un figlio non si apre. Si chiude.
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La tirannia del volume: perché urlare silenzia il cervello di tuo figlio
Molti genitori vivono la comunicazione come una sfida ai decibel.
Si alza la voce sperando che il volume varchi la soglia dell’attenzione del bambino.
Le neuroscienze, tuttavia, ci dicono il contrario: quando urliamo, il cervello di un figlio non si apre. Si chiude.
La biologia del conflitto
Urlare attiva istantaneamente l’amigdala del bambino, la sentinella del pericolo.
In quel momento, il suo cervello entra in modalità sopravvivenza: attacco, fuga o congelamento.
Bio-chimicamente, la corteccia prefrontale, ‘area dedicata alla logica e all’ascolto, subisce un blackout.
Un bambino sotto stress da urla non può ascoltarti.
È impegnato a proteggersi da te.
Dal rumore alla precisione
Per farti ascoltare, devi cambiare la sintassi della tua presenza. Il metodo BLOOM suggerisce tre pilastri fondamentali:
Contatto e Perimetro. Abbassati al suo livello fisico. Ridurre la distanza invia un segnale di sicurezza al sistema nervoso. Non sei una minaccia dall’alto, ma una guida accanto.
Parole brevi, fatti nudi. Evita i sermoni e le subordinate complesse. La “nebbia” verbale confonde. Usa frasi brevi e incisive. Non dire: “Sei il solito disordinato”. Di’: “Vedo le scarpe in corridoio. Mettile al loro posto”.
Validazione immediata. Riconoscere l’emozione dell’altro stabilizza l’asse dello stress. “Vedo che sei stanco” non è una concessione, è una chiave per aprire la porta della sua attenzione.
La sovranità del legame
Farsi ascoltare non significa dominare. Significa essere autorevoli senza essere autoritari.
Quando smetti di reagire d’impulso e inizi a comunicare con precisione, smetti di essere un rumore di fondo. Diventi un punto di riferimento.
Il segreto non è farti sentire dalle sue orecchie, ma farti riconoscere dal suo sistema nervoso come un porto sicuro. Solo allora la tua parola diventerà un comando che lui sceglierà di seguire.
L’epigramma per la bacheca:
Per farti ascoltare, devi prima abitare il silenzio che accoglie la sua voce.
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